Descrizione
La Galleria di Palazzo Rosso è la dimora barocca dei Brignole-Sale in via Garibaldi, a Genova, rimasta con le sue sale affrescate, i mobili e la quadreria di famiglia: ritratti di van Dyck, tele di Guercino, Reni, Veronese e Dürer.
Deve il nome al rosso della facciata, dove teste di leone sovrastano le finestre: il leone è nello stemma della famiglia, rampante sotto un albero di prugne, le brignòle in genovese. Con Palazzo Bianco e Palazzo Tursi forma i Musei di Strada Nuova.
Al secondo piano nobile ci sono le sale più celebri. Le quattro sale delle Stagioni, affrescate da Gregorio De Ferrari e dal suocero Domenico Piola a partire dal 1679, sono fra i vertici del barocco genovese.
Nella Primavera Venere e Cupido seducono Marte, nell'Estate regna Cerere con le spighe, nell'Autunno Bacco giovane siede accanto ad Arianna. L'Inverno è un ragazzo che si scalda al braciere fra scene di carnevale e di caccia.
La Loggia di Diana è un piccolo colpo di teatro: le finte architetture dipinte sembrano un palazzo in rovina, dal cui cielo la dea della Luna scende verso il pastore Endimione, addormentato accanto alla porta.
Nella quadreria spiccano i ritratti di van Dyck, fra cui quello equestre di Anton Giulio Brignole-Sale e quello della moglie Paolina Adorno. Ci sono anche la Cleopatra morente del Guercino, il San Sebastiano di Reni e la Cuoca di Bernardo Strozzi.
Più in alto, il Miradore è il belvedere del palazzo: da lassù la vista spazia sul centro storico e su tutta la città.
Il palazzo nacque fra il 1671 e il 1677 per due fratelli, Rodolfo e Gio Francesco Brignole-Sale. Per non dividere la casa in due metà affiancate, l'architetto diede a ciascuno un intero piano nobile.
Nel 1874 l'ultima erede, Maria Brignole-Sale, duchessa di Galliera, lo donò alla città con le collezioni, per accrescere il decoro e l'utile di Genova.
Le bombe della Seconda guerra mondiale distrussero il grande affresco del salone, Fetonte davanti ad Apollo: oggi resta il bozzetto. Negli anni Cinquanta Franco Albini ricostruì il museo e disegnò la celebre scala ottagonale, sospesa a tiranti d'acciaio e con il corrimano in pelle.
Da non perdere
• Sale delle Stagioni.
• Loggia di Diana.
• Ritratti di van Dyck.
• Miradore.
• Scala ottagonale di Albini.
Lo sapevi?
• Il parquet intarsiato della camera di Anton Giulio II, del 1705 circa, era una novità per l'Italia di allora: in quegli anni non se ne conoscono altri.
• Il monogramma di Anton Giulio II compare dieci volte nel suo piccolo appartamento.
Deve il nome al rosso della facciata, dove teste di leone sovrastano le finestre: il leone è nello stemma della famiglia, rampante sotto un albero di prugne, le brignòle in genovese. Con Palazzo Bianco e Palazzo Tursi forma i Musei di Strada Nuova.
Al secondo piano nobile ci sono le sale più celebri. Le quattro sale delle Stagioni, affrescate da Gregorio De Ferrari e dal suocero Domenico Piola a partire dal 1679, sono fra i vertici del barocco genovese.
Nella Primavera Venere e Cupido seducono Marte, nell'Estate regna Cerere con le spighe, nell'Autunno Bacco giovane siede accanto ad Arianna. L'Inverno è un ragazzo che si scalda al braciere fra scene di carnevale e di caccia.
La Loggia di Diana è un piccolo colpo di teatro: le finte architetture dipinte sembrano un palazzo in rovina, dal cui cielo la dea della Luna scende verso il pastore Endimione, addormentato accanto alla porta.
Nella quadreria spiccano i ritratti di van Dyck, fra cui quello equestre di Anton Giulio Brignole-Sale e quello della moglie Paolina Adorno. Ci sono anche la Cleopatra morente del Guercino, il San Sebastiano di Reni e la Cuoca di Bernardo Strozzi.
Più in alto, il Miradore è il belvedere del palazzo: da lassù la vista spazia sul centro storico e su tutta la città.
Il palazzo nacque fra il 1671 e il 1677 per due fratelli, Rodolfo e Gio Francesco Brignole-Sale. Per non dividere la casa in due metà affiancate, l'architetto diede a ciascuno un intero piano nobile.
Nel 1874 l'ultima erede, Maria Brignole-Sale, duchessa di Galliera, lo donò alla città con le collezioni, per accrescere il decoro e l'utile di Genova.
Le bombe della Seconda guerra mondiale distrussero il grande affresco del salone, Fetonte davanti ad Apollo: oggi resta il bozzetto. Negli anni Cinquanta Franco Albini ricostruì il museo e disegnò la celebre scala ottagonale, sospesa a tiranti d'acciaio e con il corrimano in pelle.
Da non perdere
• Sale delle Stagioni.
• Loggia di Diana.
• Ritratti di van Dyck.
• Miradore.
• Scala ottagonale di Albini.
Lo sapevi?
• Il parquet intarsiato della camera di Anton Giulio II, del 1705 circa, era una novità per l'Italia di allora: in quegli anni non se ne conoscono altri.
• Il monogramma di Anton Giulio II compare dieci volte nel suo piccolo appartamento.