Spianata Castelletto - Belvedere Luigi Montaldo

Spianata Castelletto - Belvedere Luigi Montaldo

Belvedere Luigi Montaldo. (Apri Mappa)

Descrizione

La Spianata di Castelletto è la terrazza panoramica più celebre di Genova: il belvedere Luigi Montaldo, a circa 80 metri sul mare, si affaccia proprio sopra il centro storico, con i tetti, i campanili e il porto distesi sotto lo sguardo.

La vista è una delle immagini più conosciute e autentiche della città, diffusa già dalle fotografie del primo Novecento. Gino Paoli ha paragonato quella distesa di tetti a una grande tartaruga dalle scaglie grigie.

Tra i tetti si riconoscono i palazzi di Strada Nuova, cioè via Garibaldi, i campanili di San Lorenzo e delle Vigne, il Porto Antico e, verso ponente, la Lanterna e le gru del porto moderno. Proprio sotto la terrazza ci sono gli uffici comunali con i giardini pensili disegnati da Franco Albini.

Il modo più bello per arrivare è l'ascensore di Castelletto, dei primi del Novecento, che sale per 57 metri da piazza del Portello. In basso si entra da una lunga galleria decorata; in alto si esce in un chiosco liberty con vetrate.

Il poeta Giorgio Caproni gli dedicò una poesia, L'ascensore: per andare in paradiso, scriveva, avrebbe voluto prendere proprio l'ascensore di Castelletto. Alcuni suoi versi sono riprodotti su una targa nella galleria d'ingresso.

Le cabine di legno in stile liberty sono state ricostruite secondo i disegni originali dei primi del Novecento. Per tornare in centro si può scendere a piedi lungo le antiche crêuze di mattoni, tra casette e i retri dei palazzi nobiliari.

Il nome viene da una fortezza, il Castelletto, che dominava la collina, chiamata un tempo Monte Albano: un posto ideale per tenere d'occhio città e porto. La prima torre è del 1161, e nel 1402 il governatore francese Boucicaut ne fece la sua sede.

Per i genovesi era il simbolo dell'oppressione straniera. Nel 1528 il popolo lo distrusse; i Savoia lo ricostruirono nel 1819 per controllare le rivolte, e nel 1849 la città in rivolta lo rase al suolo di nuovo, questa volta per sempre.

Al suo posto, dalla metà dell'Ottocento, sorsero palazzi signorili. Nella vicina piazza Goffredo Villa c'è un monumento ai caduti in bronzo, opera giovanile di Francesco Messina, con tre soldati che lanciano bombe a mano.