Descrizione
Il Cimitero Monumentale di Staglieno è il grande camposanto di Genova, in Val Bisagno: uno dei cimiteri monumentali più importanti d'Europa, un museo a cielo aperto di statue di marmo, porticati e cappelle che risalgono la collina tra gli alberi.
Al centro si alza la statua della Fede di Santo Varni, alta nove metri, scolpita non per una tomba ma per accogliere chi entra. Di fronte, in cima a una scalinata imponente, il Pantheon copia quello di Roma, con un pronao di colonne doriche.
Il vero spettacolo sono i porticati, pieni di tombe di famiglia scolpite dai maggiori artisti genovesi dell'Ottocento. Nelle prime il defunto è ritratto in modo realistico, quasi fotografico, circondato dai suoi cari: il patriarca borghese che si è guadagnato il riposo dopo una vita di lavoro.
Più tardi arrivano angeli languidi e figure femminili seducenti, in pieno gusto liberty. Da cercare l'Angelo di Monteverde sulla tomba Oneto, nel porticato superiore di ponente, e una statua curiosa: la morte come una bella donna che porta via il defunto su un cavallo al galoppo.
Sulla collina, le cappelle sfoggiano ogni stile, dal gotico al bizantino, dal neoegizio al liberty. La Cappella Raggio di Luigi Rovelli è chiamata il Duomo di Milano per la somiglianza con la cattedrale lombarda.
La statua più amata è quella di Caterina Campodonico, venditrice ambulante di ciambelle e noccioline: a fine Ottocento usò il denaro guadagnato con il suo lavoro per farsi ritrarre da Lorenzo Orengo, in grandezza naturale, mentre era ancora viva.
Qui riposano Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Michele Novaro, che scrisse la musica dell'Inno d'Italia, l'attore Gilberto Govi e Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde, nel cimitero degli inglesi. C'è anche un cenotafio di Fabrizio De André.
Il progetto nacque nel 1835 dall'architetto Carlo Barabino, che morì quello stesso anno di colera: lo portò avanti il suo allievo Giovanni Battista Resasco. Il cimitero aprì il 2 gennaio 1851 e con gli ampliamenti è arrivato a circa 33 ettari.
Piacque molto ai viaggiatori stranieri. Mark Twain lo descrisse con ammirazione in Innocenti all'estero, del 1867, ed Ernest Hemingway lo definì una delle meraviglie del mondo.
Al centro si alza la statua della Fede di Santo Varni, alta nove metri, scolpita non per una tomba ma per accogliere chi entra. Di fronte, in cima a una scalinata imponente, il Pantheon copia quello di Roma, con un pronao di colonne doriche.
Il vero spettacolo sono i porticati, pieni di tombe di famiglia scolpite dai maggiori artisti genovesi dell'Ottocento. Nelle prime il defunto è ritratto in modo realistico, quasi fotografico, circondato dai suoi cari: il patriarca borghese che si è guadagnato il riposo dopo una vita di lavoro.
Più tardi arrivano angeli languidi e figure femminili seducenti, in pieno gusto liberty. Da cercare l'Angelo di Monteverde sulla tomba Oneto, nel porticato superiore di ponente, e una statua curiosa: la morte come una bella donna che porta via il defunto su un cavallo al galoppo.
Sulla collina, le cappelle sfoggiano ogni stile, dal gotico al bizantino, dal neoegizio al liberty. La Cappella Raggio di Luigi Rovelli è chiamata il Duomo di Milano per la somiglianza con la cattedrale lombarda.
La statua più amata è quella di Caterina Campodonico, venditrice ambulante di ciambelle e noccioline: a fine Ottocento usò il denaro guadagnato con il suo lavoro per farsi ritrarre da Lorenzo Orengo, in grandezza naturale, mentre era ancora viva.
Qui riposano Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Michele Novaro, che scrisse la musica dell'Inno d'Italia, l'attore Gilberto Govi e Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde, nel cimitero degli inglesi. C'è anche un cenotafio di Fabrizio De André.
Il progetto nacque nel 1835 dall'architetto Carlo Barabino, che morì quello stesso anno di colera: lo portò avanti il suo allievo Giovanni Battista Resasco. Il cimitero aprì il 2 gennaio 1851 e con gli ampliamenti è arrivato a circa 33 ettari.
Piacque molto ai viaggiatori stranieri. Mark Twain lo descrisse con ammirazione in Innocenti all'estero, del 1867, ed Ernest Hemingway lo definì una delle meraviglie del mondo.