Palazzo San Giorgio

Palazzo San Giorgio

Via della Mercanzia 2. (Apri Mappa)

Descrizione

Palazzo San Giorgio è il palazzo dipinto sul porto antico di Genova, in piazza Caricamento: metà medievale, in mattoni rossi e pietra, metà cinquecentesca, con la facciata verso il mare coperta di affreschi e un enorme San Giorgio che uccide il drago.

Nato come palazzo del Comune, fu poi sede della dogana e del Banco di San Giorgio, una delle prime banche nate in Italia. Dal 1903 ospita l'autorità portuale e si visita su appuntamento o durante le mostre.

Le due facce del palazzo sono due mondi. Verso Sottoripa c'è la parte medievale del 1260: portico di archi acuti, finestre a tre e quattro luci, merli in cima. Sopra il portale una testa di leone viene dal palazzo dei Veneziani a Costantinopoli, che i Genovesi ebbero dall'imperatore bizantino.

Verso il mare, su via della Mercanzia, c'è la facciata affrescata: finti marmi, Giano e Nettuno e sei statue dipinte di grandi Genovesi, da Andrea Doria a Colombo, intorno al santo a cavallo. In cima, la torre dell'orologio.

Dentro, uno scalone sale al salone delle Compere, con le statue dei benefattori del Banco nelle nicchie. Nella parte medievale ci sono la Sala del Capitano del Popolo e la Manica Lunga, ricostruite nell'Ottocento come si immaginava il Medioevo.

Fra queste mura, nel 1298, fu rinchiuso Marco Polo, preso prigioniero dopo la battaglia di Curzola. In quasi un anno di prigionia dettò i suoi ricordi di viaggio al compagno di cella Rustichello da Pisa: nacque così il Milione.

Il palazzo lo progettò un monaco, frate Oliverio, quando il mare ne bagnava ancora le fondamenta. Ma il Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra, che l'aveva voluto, fu cacciato nel 1262: il Comune ci restò solo due anni.

Il Banco di San Giorgio, nato nel 1407, gestiva il debito pubblico della Repubblica e arrivò ad amministrare la Corsica. Nell'Ottocento il palazzo, abbandonato, rischiò di essere demolito per far passare una strada, ma le proteste dei cittadini lo salvarono.

Gli affreschi sul mare li dipinse per primo Lazzaro Tavarone all'inizio del Seicento. Rifatti nel Novecento e poi di nuovo svaniti, furono ridipinti per le celebrazioni colombiane del 1992, partendo dai bozzetti e da poche tracce rimaste.