Descrizione
La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola è un palazzo nobile di Genova rimasto com'era quando ci si abitava: affreschi, mobili, specchi e quadri al loro posto, nel cuore dei vicoli, in piazza di Pellicceria, con in più una galleria di capolavori.
Nel 1958 i marchesi Paolo e Franco Spinola lo donarono allo Stato con tutto ciò che conteneva, a una condizione: che conservasse l'aspetto di una dimora storica. Così la visita attraversa più di tre secoli di vita delle grandi famiglie genovesi.
Il primo piano nobile è rimasto seicentesco. Sul soffitto del salone Lazzaro Tavarone dipinse nel 1614 l'assedio di Lisbona, impresa del fondatore, Francesco Grimaldi; nei salotti ci sono i mobili originali, alcuni con teste barbute intagliate sugli spigoli, e il ritratto di Ansaldo Pallavicino di van Dyck.
Il secondo piano è un trionfo rococò, voluto nel 1734 da Maddalena Doria. Il percorso culmina nella Galleria degli Specchi, tutta stucchi dorati intorno a Bacco, Venere e Amore, secondo la moda di Versailles.
In un salotto c'è una enorme specchiera comprata a Parigi, arrivata a Genova con un viaggio avventuroso: via terra fino a Cadice, poi per mare. Sulle pareti, quadri di Guido Reni, Luca Giordano, Bernardo Strozzi e Valerio Castello.
Nel mezzanino resta la cucina storica, com'era all'inizio dell'Ottocento: una grande ruota azionava il montacarichi che portava i piatti alla sala da pranzo del piano di sopra.
Al terzo piano, ricostruito dopo le bombe della guerra, sono esposti i pezzi più preziosi, fra cui l'Ecce Homo di Antonello da Messina. Al museo appartiene anche il ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo di Rubens. Una scala a chiocciola sale al terrazzo, con la vista sul centro storico.
In tutta la sua storia il palazzo è stato venduto una sola volta: Tommaso Grimaldi lo cedette al cognato Ansaldo Pallavicino per pagare un grosso debito. Poi passò sempre per eredità, dai Pallavicino ai Doria fino agli Spinola.
Nella sala da pranzo c'è il ritratto del doge Agostino Pallavicino, il primo a portare corona e scettro. Li ottenne proclamando la Madonna regina di Genova, nel 1637, così che la Repubblica non stesse più un gradino sotto i re d'Europa.
Nel 1958 i marchesi Paolo e Franco Spinola lo donarono allo Stato con tutto ciò che conteneva, a una condizione: che conservasse l'aspetto di una dimora storica. Così la visita attraversa più di tre secoli di vita delle grandi famiglie genovesi.
Il primo piano nobile è rimasto seicentesco. Sul soffitto del salone Lazzaro Tavarone dipinse nel 1614 l'assedio di Lisbona, impresa del fondatore, Francesco Grimaldi; nei salotti ci sono i mobili originali, alcuni con teste barbute intagliate sugli spigoli, e il ritratto di Ansaldo Pallavicino di van Dyck.
Il secondo piano è un trionfo rococò, voluto nel 1734 da Maddalena Doria. Il percorso culmina nella Galleria degli Specchi, tutta stucchi dorati intorno a Bacco, Venere e Amore, secondo la moda di Versailles.
In un salotto c'è una enorme specchiera comprata a Parigi, arrivata a Genova con un viaggio avventuroso: via terra fino a Cadice, poi per mare. Sulle pareti, quadri di Guido Reni, Luca Giordano, Bernardo Strozzi e Valerio Castello.
Nel mezzanino resta la cucina storica, com'era all'inizio dell'Ottocento: una grande ruota azionava il montacarichi che portava i piatti alla sala da pranzo del piano di sopra.
Al terzo piano, ricostruito dopo le bombe della guerra, sono esposti i pezzi più preziosi, fra cui l'Ecce Homo di Antonello da Messina. Al museo appartiene anche il ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo di Rubens. Una scala a chiocciola sale al terrazzo, con la vista sul centro storico.
In tutta la sua storia il palazzo è stato venduto una sola volta: Tommaso Grimaldi lo cedette al cognato Ansaldo Pallavicino per pagare un grosso debito. Poi passò sempre per eredità, dai Pallavicino ai Doria fino agli Spinola.
Nella sala da pranzo c'è il ritratto del doge Agostino Pallavicino, il primo a portare corona e scettro. Li ottenne proclamando la Madonna regina di Genova, nel 1637, così che la Repubblica non stesse più un gradino sotto i re d'Europa.