Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea

Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea

Piazza Giacomo Matteotti. (Apri la mappa)

Descrizione

La Chiesa del Gesù, dedicata ai Santi Ambrogio e Andrea, è lo scrigno barocco di piazza Matteotti, a due passi da piazza De Ferrari e di fronte al Palazzo Ducale. Il suo interno sfarzoso e policromo custodisce affreschi, marmi e capolavori di Rubens e Guido Reni.

Dentro, lo sguardo sale subito alle volte affrescate dai fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone, con le storie di Cristo e della Vergine, fino alla cupola con il Trionfo del nome di Cristo, il soggetto tipico delle chiese dei Gesuiti.

Sull'altare maggiore c'è la Circoncisione di Rubens, dipinta nel 1608 durante il suo primo soggiorno genovese. Il secondo Rubens è nella terza cappella a sinistra: i Miracoli di Sant'Ignazio, con il fondatore dei Gesuiti che libera un'ossessa e riporta in vita un bambino.

Quella tela fu dipinta ad Anversa nel 1620 e spedita a Genova, perché così aveva voluto nel testamento Nicolò Pallavicino. Proprio i Pallavicini avevano pagato la ricostruzione della chiesa, mentre le cappelle laterali erano patrocinate dalle famiglie più facoltose della città.

Nella terza cappella a destra, quella dei Durazzo, si trova l'Assunzione della Vergine di Guido Reni, del 1616. Poco prima, nella cappella dei Raggio, la Crocifissione di Simon Vouet ha luci e ombre alla Caravaggio, e sotto l'altare c'è un presepio scolpito da Tommaso Orsolino.

Con queste opere, arrivate all'inizio del Seicento, la chiesa diventò la culla del barocco genovese. Gli stemmi dei Durazzo e dei Raggio sono ancora intagliati nei marmi, a ricordare chi aveva pagato i capolavori.

La storia comincia molto prima. Nel 569 il vescovo di Milano Onorato fuggì a Genova davanti ai Longobardi e si stabilì nel quartiere dei pollaioli, vicino alla cattedrale: per i milanesi in esilio sorse una chiesa intitolata al loro santo, Ambrogio.

I Gesuiti, arrivati a Genova nel 1552, la rifecero da capo entro il 1589 su progetto del gesuita Giuseppe Valeriano. La facciata invece è dell'Ottocento: fu completata nel 1894 seguendo i disegni di Rubens, dopo la demolizione dell'arco che la collegava direttamente al palazzo del doge.